Micro Racconti

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Forni inceneritori

Nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma (legge di Lavoisier 1743-1794). Storia lunga e contrastata quella degli inceneritori dei rifiuti. Le loro moderne tecnologie non fanno altro che rendere le particelle sempre più piccole e quindi più invisibili all'occhio umano: le così dette Nanoparticelle. Noi controlliamo le emissioni del PM10 ma sono le PM2,5 (cioè particelle con un diametro aerodinamico medio di 2,5 micron), le PM1 (da 1 micron) e le PM0,1 (da 0,1 micron) che sono quelle che sfuggono ai filtri anche più sofisticati e generano le patologie più pericolose. Per dimensioni ancora inferiori (particolato ultrafine, UFP o UP) si parla di Polvere Respirabile, cioè in grado di penetrare profondamente nei polmoni fino agli alveoli: PM1 , particolato con diametro inferiore a 1 µm; PM0,1, con diametro inferiore a 0,1 µm. Nanopolveri particolato con diametro dell'ordine di grandezza dei nanometri (un nanometro è PM0,001), si tratta, in questo caso, di misure atomiche e molecolari. Queste nanoparticelle hanno la possibilità quindi di entrare nelle cellule e arrivare al nucleo creando diversi disturbi tra i quali le mutazioni del DNA. Tirando rapidamente le somme, meraviglia come, avendo ora a riprova allarmanti dati epidemiologici (studio ARPA sull'inceneritore di Varese) e valide soluzioni alternative, i nostri amministratori locali, provinciali e regionali insistano non solo a mantenerli, ma a prolungarne la vita con obsoleti e fantasiosi progetti come quello del teleriscaldamento.