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Consapevolezza, pentimento, perdono

Chi l'ha detto che Gesù si è immolato per salvare l'umanità? Che è stato l'agnello sacrificale per riscattarci? Che era stato tutto predetto e preannunziato? La semplice verità è che Dio l'ha mandato per indicarci (con la sua gentilezza, la bontà, la gioia di vivere, la grande compassione, la tolleranza, l'accoglienza, l'enorme fratellanza con tutti) la via di uscita di un mondo che aveva perso la giusta direzione. E imprevedibilmente l'abbiamo massacrato e Dio, nei nostri confronti, è ancora oggi molto rammaricato. Gesù non era venuto solo per l'umanità di quei tempi così come chi l'ha crocefisso (con i chiodi allora) non è stata solamente l'umanità di quei tempi, ma tutti noi (con il comportamento di oggi). Del resto chi poteva condannare il figlio del Creatore di miliardi di miliardi di stelle, di una moltitudine di più universi, se non con il consenso o l'indifferenza di tutte le umanità che gli hanno voltato le spalle? Un inetto e insignificante capo regionale romano? Uno sparuto gruppo di impauriti sacerdoti, spaventati da fatti mai visti e insegnamenti mai sentiti? Abbiamo invece voluto rimuovere questo obbrobrio dalle nostre coscienze inventando o prestando credito ad agnelli sacrificali e chiudendo definitivamente il discorso con "tutto è avvenuto così come doveva avvenire". Ma la realtà è che noi stessi non ci riteniamo colpevoli di un misfatto avvenuto più di duemila anni fa. Se non ci sentiamo colpevoli, non ne proviamo pentimento, e senza pentimento non c'è perdono e se non c'è perdono continueremo a vivere in questo modo, in questo mondo.