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La forza della compassione

Nei 40 giorni del deserto, Gesù mise a punto la strategia per l'inizio dell'attività pubblica e tra le decisioni ci fu quella di presentarsi non come Figlio di Dio (con tutte le potenzialità connesse) ma come Figlio dell'Uomo (uno di noi). Quindi niente miracoli o stravolgimenti delle regole umane che lui stesso (Dio) aveva stabilito. Il deciso rifiuto a sua Madre di tramutare l'acqua in vino era quindi dettato non da un non volere anticipare i tempi, ma dal rifiuto di cambiare le decisioni strategiche prese: i miracoli non sarebbero serviti a convertire, ma la conversione doveva avvenire nei cuori all'annuncio della Verità e della Buona Novella. Tuttavia le lacrime di sua madre cambiarono tutto. Contro ogni strategia decisa, contro ogni decisione presa, Gesù si intenerì al punto di fare quello che sua Madre gli aveva chiesto. E così con Lazzaro. Non era previsto un evento, mai visto, così sconvolgente come richiamare in vita chi era già morto. Ma Gesù si ritrovò, con sua grande sorpresa, a piangere sinceramente e profondamente per un amico scomparso (perché avrebbe dovuto piangere se già sapeva che lo avrebbe resuscitato?). Dio Padre, compartecipe del profondo dolore del Figlio, accettò la sua richiesta, cambiò i programmi, consapevole che questo evento inusuale avrebbe anticipato la sua morte lasciando in sospeso molti degli insegnamenti che Gesù avrebbe voluto dare ai suo ancora impreparati Discepoli. E così la storia di Gesù, e anche la nostra, ebbe una svolta repentina. Le caratteristiche umane (le nostre) del Figlio dell'Uomo, prevalsero ancora una volta sulle decisioni del Figlio di Dio (e Dio). L'amore, che scatena (in noi) reazioni a volte irrazionali, e il dolore, che scatena (in chi è vicino a noi) l'immensa forza della compassione, possono cambiare decisioni che sembrano immutabili, possono dare improvvise svolte al futuro. Con l'amore e la compassione, la strada che prenderà il futuro è decisamente nelle nostre mani.